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La RepubblicaGiornalismo, politica e delitto ecco il thriller "State of play"E' UNO DEI FILM più attesi di questo lungo week end. E il perché è facile da capire: State of play - regia di Kevin McDonald, Russell Crowe e Ben Affleck protagonisti - non è un semplice thriller che ruota attorno a un delitto eccellente, ma anche una riflessione, attualissima, su questioni importanti. Come quello dei rapporti e degli scambi, più o meno leciti, tra politica e giornalismo; o ancora la riflessione sul futuro dei quotidiani tradizionali, nell'era dei blog e in generale della velocità internettiana.
E al di là di questi agganci con temi tipici di questo inizio Millennio, la pellicola si inserisce anche nel filone delle opere ambientate nelle redazioni dei giornali, il cui esempio perfetto è Tutti gli uomini del presidente. "Il mio film è e vuole essere proprio un omaggio a quel grande classico", ha ammesso recentemente McDonald. Regista messosi in evidenza con L'ultimo re di Scozia.
Ma torniamo a State of play, che è la libera trasposizione su grande schermo di una celebre miniserie della Bbc, creata da Paul Abbott (qui in veste di produttore esecutivo), la cui prima puntata andò in onda in Gran Bretagna nel maggio 2003. Nella versione cinematografica appena sbarcata nelle nostre sale, il protagonista, il giornalista veterano Cal McCaffrey del Washington Globe, ha il volto di un Russell Crowe versione capello lungo e leggero sovrappeso. Alfiere di un giornalismo tradizionale, abituato a lavorare fino a notte fonda per limare al meglio i suoi pezzi e a calarsi nella realtà che descrive, ha come boss una redattrice capo interpretata dalla grande Helen Mirren. Preoccupata per il calo di vendite del giornale.
Le cose si complicano perché viene assassinata una donna, assistente e amante di un suo amico nonché politico in forte ascesa, Stephen Collins (Ben Affleck). E dunque per il nostro eroe non è facile distinguere tra privato e professionale, anche per il legame che ha con la moglie di Collins (Robin Wright Penn). Affiancato da una blogger del suo giornale (Rachel McAdams) che incarna il tipo di reporter multitasking e veloce dell'era internet, Cal lotterà tra sentimenti personali e istinto da vecchio leone della notizia... fino a risolvere il mistero.
Insomma, una combinazione - felice, secondo la maggioranza dei critici - tra suspence e riflessione su argomenti importanti. E sono proprio questi ultimi ad aver attratto il regista verso il progetto: "Considero McAffrey - ha spiegato - una specie di sopravvissuto di una generazione quasi scomparsa: un giornalista tradizionale che scandaglia la realtà fino a quando non si ritiene soddisfatto". Da qui il suo rapporto dialettico col personaggio della McAdams: "La cosa che mi piace - ha proseguito McDonald - è il confronto tra una persona giovane e una meno giovane fra cui non c'è sesso, bensì il tipo di subordinazione che si instaura tra mentore e allievo. Questo tipo di rapporto non è esplorato spesso, al cinema".
Quanto al divo Crowe, ha spiegato di essere stato affascinato dal modo in cui il film "analizza l'ambiguità dell'idea di una stampa obiettiva. I giornalisti dicono di essere obiettivi, e che i legami che hanno nella vita non influenzano ciò che scrivono. Ma in questo caso non è vero: l'umanità, nel bene e nel male, emerge sempre".
Angie 
